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Comitato "Cardinale Carlo Caffarra"


TUTTI I SANTI 1998
Cattedrale – FE


1.  “Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua”. La moltitudine di cui parla l’apostolo S.Giovanni nella prima lettura, è l’insieme di “coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello”. E’ la moltitudine dei Santi, di tutti i Santi che attraverso la tribolazione della vita presente sono ormai giunti nella beatitudine della visione divina, redenti pienamente e completamente purificati dal Sangue di Cristo. Ecco, fratelli e sorelle, questo è il primo e fondamentale significato della solennità odierna: celebrando tutti i Santi, orientare più consapevolmente la nostra vita attuale verso la sua destinazione finale, la vita eterna col Signore.
Noi terminiamo la professione della nostra fede, dicendo: “Credo… la vita eterna: Amen”. Infatti, “Cristo… proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione” (Conc. Ec. Vaticano secondo, Cost. Gaudium et Spes 22.1). Cristo svela l’uomo a se stesso, manifestandogli precisamente la sua altissima vocazione. Solo quando l’uomo, ciascuno di noi, sa con certezza che non è destinato interamente e definitivamente alla morte, ma alla vita eterna, prende coscienza della sua altissima dignità. Egli è destinato alla vita stessa di Dio. Perciò l’uomo “non sbaglia a riconoscersi superiore alle cose corporali e a considerarsi più che soltanto una particella della natura o un elemento anonimo della città umana” (ibid. 14,3). La celebrazione odierna è una risposta chiara ad una domanda essenziale ed ineludibile che nasce dalla profondità del cuore umano: «a che cosa sono destinato?». “Questa sarà la tua gloria e la tua felicità: essere ammesso a vedere Dio, avere l’onore di partecipare alle gioie della salvezza e della luce eterna insieme con Cristo” (S.Cipriano, Epistulae 56,10; PL 4,357B). E pertanto, celebrando la gloria eterna dei suoi santi, la Chiesa oggi confuta ogni visione parziale dell’uomo che lo riduca ad essere cittadino solo di questo mondo; ogni rifiuto di interrogarsi sul suo destino finale, per restringere il proprio desiderio dentro all’istante presente; ogni censura della domanda sul senso ultimo della propria vita. La celebrazione odierna ci libera da quel diffuso stato o condizione spirituale di dubbio radicale, che facilmente sfocia nello scetticismo e nell’indifferentismo.

2.  “Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente”. La contemplazione della gloria di tutti i santi nella vita eterna non ci svela solamente la destinazione finale della nostra vita. Essa ci rivela anche che cosa sta all’origine della medesima: quale è il fatto che ne spiega il sorgere. “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre…”. Se la nostra  destinazione finale è la vita eterna, ciò è dovuto al fatto che ciascuno di noi è stato pensato e voluto, cioè creato, come “figlio di Dio”. All’origine del nostro esserci sta questo atto di amore, questo «grande amore» che il Padre ci ha dato. Ora, ogni figlio ha la stessa natura del padre che lo ha generato. Generati nel santo battesimo da Dio, noi diveniamo fin da ora partecipi della stessa natura divina: “noi fin da ora siamo figli di Dio”.
 Carissimi fratelli e sorelle, la contemplazione della gloria di tutti i santi nella vita eterna non ci fa evadere neppure per un momento dalla nostra vita quotidiana: dalla pesantezza della nostra vita quotidiana. Per due ragioni, che ci sono ambedue insegnate chiaramente nella seconda lettura.
 La prima ragione è che “noi fin da ora siamo figli di Dio”. Già da ora siamo in possesso della stessa condizione, della stessa vita divina di cui sono partecipi tutti i santi nella eternità. Già da ora è stato deposto in ciascuno di noi quel germe in forza del quale, quando il Cristo si manifesterà “noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è”. Dunque, per essere orientati alla vita eterna non ci è chiesto di evadere neppure per un istante dalla nostra vita quotidiana; non ci è chiesto di sprofondarci in chissà quali «meditazioni trascendentali». Che cosa ci è chiesto? Ascoltiamo la parola di Dio: “chiunque ha questa speranza in Lui, purifica se stesso, come Egli è puro”.
 Ecco che cosa significa essere orientati alla vita eterna: togliere dalla nostra condizione umana, terrena, tutto ciò che è contrario alla dignità, alla verità, alla bontà del nostro essere «figli di Dio». “Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo? – Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronunzia menzogna”.  Ed è a questo punto che incontriamo il messaggio evangelico delle beatitudini. Quale è questo messaggio?
 Non si sale il monte del Signore, non si starà nel suo luogo santo se non si posseggono quelle condizioni indicate dalle beatitudini enunciate da Gesù. Le beatitudini enunciate da Gesù non sono indicazioni valide solo per chi volesse raggiungere una particolare perfezione morale. Sono semplicemente le condizioni assolutamente necessarie per entrare e vivere nella vita eterna. L’ideale che ci viene oggi presentato non è un certo livello di perfezione morale o religiosa: è semplicemente la strada per rimanere in cammino verso il Paradiso. Se no, sei fuori strada: se non diventi povero in spirito, puro di cuore, affamato ed assetato della giustizia e così via.
 Che i Santi, i quali sono già nella pienezza della vita eterna perché hanno percorso la via delle beatitudini evangeliche, ci proteggano nel nostro cammino verso la pienezza della beatitudine eterna.